di Alessandro Belluzzo. 

Brexit si avvicina

A seguito delle elezioni dello scorso dicembre, il partito Conservatore possiede ora la maggioranza alla Camera dei Comuni britannica; ciò significa che, presumibilmente, passerà il voto sul Withdrawal Agreement Bill, ossia la legislazione necessaria per implementare l’accordo di recesso (Withdrawal Agreement) nel Regno Unito. Una volta approvato il Withdrawal Agreement Bill, il Regno Unito lascerà l’Unione Europea (UE) alle 23.00 di venerdì 31 gennaio 2020 (orario UK).

Il periodo transitorio

In base all’attuale accordo di recesso, un periodo di transizione (transition o implementation period), entrerà in vigore alle 23.00 di venerdì 31 gennaio 2020 (orario UK) e permarrà fino al 31 dicembre 2020. Le normative europee tutt’ora esistenti continueranno ad applicarsi al Regno Unito durante il periodo di transizione. Anche le nuove leggi dell’UE che entreranno in vigore durante tale periodo si applicheranno anche nel Regno Unito, il quale però, in quanto “paese terzo”, non invierà o nominerà più rappresentanti presso le istituzioni dell’UE (eccetto, su invito, in qualità di osservatori) e avrà un ruolo pressoché nullo nella loro elaborazione.

Niente no-deal Brexit e niente estensione del periodo transitorio

Il no-deal Brexit, che avrebbe potuto comportare incredibili conseguenze per gli operatori economici in Regno Unito, non avrà luogo il 31 gennaio 2020. Tuttavia, è improbabile che il periodo di transizione venga esteso. Infatti, la clausola 33 del Withdrawal Agreement Bill bandisce la possibilità che un ministro britannico chieda la proroga del periodo di transizione oltre il 31 dicembre 2020: a meno che la clausola non venga revocata prima che il disegno di legge entri in vigore, o successivamente abrogata (il che è improbabile), qualsiasi proroga del periodo di transizione potrà dunque essere facilmente annullata in sede giurisdizionale.

Il trade deal  tra il Regno Unito e l’UE 

Come chiarito dal negoziatore Michel Barnier, i negoziati saranno complessi e dovranno essere scaglionati; l’UE limiterà la prima fase a ciò che può ragionevolmente essere raggiunto in 11 mesi, concentrandosi soprattutto sul commercio di merci con dazi doganali a tariffa zero, sulla parità di condizioni regolamentari e sull’accesso alle acque pescose.

Cosa aspettarsi

Le imprese possono ora aspettarsi o un accordo commerciale con l’UE il 1° gennaio 2021, oppure la possibilità che nessun accordo commerciale venga concluso. In entrambi i casi la pianificazione delle imprese preparata in caso di no deal Brexit potrebbe tornare utile tra un anno. Questo perchè anche nel caso in cui l’accordo commerciale venga concluso entro il 31 dicembre 2020, la portata di tale accordo sarà molto probabilmente limitata al commercio di beni, tralasciando temi cruciali come la circolazione dei servizi.

Le imprese e Brexit: consigli

   1 – Comprendere l’impatto dell’accordo di recesso e della legge sull’accordo di recesso nel proprio settore e nello specifico per la propria azienda. Anche se l’attuazione del periodo di transizione manterrà le cose              cosi come sono fino al 31 dicembre 2020, in seguito ci saranno cambiamenti per i quali è necessario prepararsi.

2 – Comprendere gli effetti normativi di un eventuale, successivo accordo commerciale (trade deal) tra il Regno Unito e l’UE e prepararsi di conseguenza.

3 – Considerare l’impatto di Brexit sulle persone fisiche collegate all’impresa; dall’aspetto dell’immigrazione a quello dei contratti di lavoro.

Il nostro team multidisciplinare (legale, fiscale, contabile e di revisione contabile) è a vostra disposizione per assistervi nella transizione verso Brexit, per trasformare i rischi aziendali in opportunità e arrivare preparati al successo, a prescindere da quello che accadrà dopo il 31 gennaio 2020.