di Alessandro Belluzzo e Manuela Travaglini.

 

Dal 21 gennaio 2019 è possibile presentare domanda di “settled status”, il sistema di registrazione che consentirà ai cittadini dell’Unione Europea residenti in Regno Unito, tra i quali si stimano 700mila italiani, di continuare a vivere in modo legittimo in suolo britannico. Il Governo May si è impegnato ad implementare la nuova procedura secondo le condizioni rese note e a prescindere dall’esito dei negoziati, quindi anche in caso si arrivi al temuto “no deal”. Al momento si tratta di una registrazione su base volontaria; la procedura dovrebbe entrare a pieno regime a partire dal 30 marzo 2019.

In sintesi, per ottenere lo status di residente permanente bisognerà presentare una domanda online registrandosi tramite un tablet, un computer o una App – per il momento funzionante solo su sistemi Android (ma l’Home Office ha confermato di essere in contatto con Apple per estendere il sistema di registrazione anche agli utenti IOS). Per avere il “settled status” serviranno: un documento di identità (in questa prima fase volontaria bisogna usare il passaporto, chi ha solo la carta d’identità dovrà aspettare il 30 marzo), essere residenti in Regno Unito e l’assenza di condanne penali rilevanti.

Chi è arrivato in Regno Unito prima del 29 marzo 2019 (in caso di no deal) o entro il 30 dicembre 2020 (in caso di accordo) ma alla data di uscita dall’Unione Europea non ha ancora maturato il quinquennio necessario, potrà richiedere il pre-settled status, e poi convertirlo in settled status senza costi aggiuntivi una volta maturato il periodo minimo necessario.

Una novità importante è che, nella maggior parte dei casi, non bisognerà allegare alcuna documentazione a riprova della propria residenza nel Regno Unito: questo avverrà tramite un controllo incrociato attraverso i database di altri dipartimenti, quali HMRC (al quale si presenta la propria dichiarazione dei redditi) o il Dpw (dipartimento del lavoro e delle pensioni). Qualora però le informazioni già in possesso di questi ultimi non contengano i dati necessari all’espletamento della pratica, sarà possibile integrare la documentazione e provare la propria residenza attraverso altri canali quali utenze di varia natura, l’essere registrati con il GP, lettere del proprio datore di lavoro e quant’altro ritenuto utile a tal fine.

Il costo della procedura online, prima stabilito in 65 sterline per i maggiori di 16 anni e 32,50 sterline per i minori, è stato abolito con una mossa a sorpresa di Theresa May il 21 gennaio, giorno di avvio della terza fase del progetto pilota.

Rispetto alla Permanent Residence, una novità di rilievo è che il settled status non prevede l’emissione di un supporto fisico (al contrario della Permanent Residence, che assomiglia invece ad una carta d’identità), ma solo uno status digitale presente sui database britannici e consultabile a richiesta (alle dogane quando si rientra nel Paese, quando si vuol prendere in affitto un immobile, da parte del proprio futuro datore di lavoro e così via).

Si tratta di una procedura sicuramente più semplice ed immediata rispetto alla richiesta di Permanent Residence (che diventerà comunque obsoleta ed andrà convertita in settled status), e dunque da preferire se si vuole certificare la propria permanenza in territorio britannico e continuare a poter vivere e lavorare legittimamente in Regno Unito anche dopo il recesso dall’Unione. Se però l’obiettivo è quello di ottenere la cittadinanza britannica (e poi il passaporto) nel più breve tempo possibile, allora potrebbe essere ancora opportuno richiedere la Permanent Residence, la quale, in presenza di determinate condizioni, consente di presentare la richiesta di cittadinanza immediatamente dopo l’ottenimento della stessa, e dunque facendo risparmiare un anno di attesa.