di Manuela Travaglini, avvocato e consulente di Belluzzo International Partners. Dal suo Legally Blog su ‘la Repubblica’.

Nei paesi dell’Unione Europea la copertura sanitaria dipende dal luogo di residenza e non dalla propria nazionalità.

Questo significa che tutti noi britannici di adozione, residenti a Londra, Manchester, Edimburgo o in qualsiasi altra città d’oltremanica, dovremo affidarci al National Health Service (“NHS”), appunto il sistema sanitario del Regno Unito, per le cure necessarie.

Come ormai noto, infatti, i cittadini italiani che intendano trasferire la propria residenza all’estero per più di 12 mesi hanno l’obbligo di legge di iscriversi all’AIRE (Anagrafe Italiana Residenti all’Estero); essere iscritti all’AIRE comporta alcuni vantaggi, soprattutto da un punto di vista fiscale, ma ha come conseguenza il venir meno del diritto di registrarsi presso il medico di base o ricevere l’assistenza ospedaliera tramite mutua in Italia, appunto perché si presume che tali trattamenti saranno forniti dal nuovo Paese di residenza (nel nostro caso il Regno Unito).

L’iscrizione con il medico di base del paese di residenza non fa perdere però il diritto alle prestazioni sanitarie d’urgenza nel resto d’Europa, le quali al momento sono garantite, all’interno dei Paesi dell’Unione Europea, dello Spazio Economico Europeo (“SSE” cioè Norvegia, Islanda e Liechtenstein) o della Svizzera, dalla Tessera Europea di Assicurazione Malattia (“TEAM”) o, come la chiameremo nel caso di trasferimento in Regno Unito, dalla European Health Insurance Card (“EHIC”).

Come regola generale, quindi, un cittadino residente in Regno Unito – anche se italiano – registrato con il sistema sanitario nazionale britannico, che ha bisogno di cure urgenti o ha un incidente mentre è in vacanza in un altro paese dell’Unione – poniamo come esempio un italiano residente a Londra che si ammala mentre è in vacanza a Parigi – ha ancora diritto ad essere curato nel paese presso il quale è in soggiorno temporaneo (nell’esempio in Francia), con le modalità ed alle stesse condizioni previste per i residenti del posto, semplicemente esibendo la propria tessera EHIC.

Questo, almeno fino al 31 ottobre 2019. Ma cosa succederà dopo la Brexit? Molto dipenderà dal fatto che venga o meno siglato un accordo di recesso.

In caso affermativo (firma dell’accordo):

Il Regno Unito e la UE hanno concordato la presenza di un periodo transitorio (fino al 31 dicembre 2020) durante il quale continuerà ad essere in vigore la legislazione dell’UE ed i diritti dei cittadini resteranno inalterati. Durante lo stesso periodo, quindi, si potrà continuare ad utilizzare la EHIC agli stessi termini attuali.

Il periodo transitorio dovrebbe servire per negoziare i termini dei rapporti futuri, anche in materia sanitaria: come dichiarato dal Regno Unito nel libro bianco sulla Brexit del luglio 2018, la volontà è quella di consentire ai cittadini europei (e britannici) residenti in UK di continuare ad usufruire della tessera europea di assicurazione malattia anche successivamente al recesso dall’UE.

In ogni caso, non si avrebbero cambiamenti almeno fino alla fine del 2020, o anche dopo in caso di proroga del termine.

In caso negativo (no deal):

Se il Regno Unito lascia l’UE senza un accordo, per i cittadini residenti in Gran Bretagna (quindi anche gli italiani iscritti AIRE che vivono qui) la tessera sanitaria europea potrebbe non essere più valida. Il Regno Unito diventerebbe infatti a tutti gli effetti un paese terzo e dunque non troverebbero applicazione al suo interno le norme di diritto comunitario, a meno che non vengano siglati apposite accordi. Il governo britannico ha emesso in tal senso una nota sull’assistenza sanitaria quando si viaggia all’estero invitando i residenti del Regno che intendano recarsi in un paese dell’Unione dal 31 ottobre in poi a “continuare ad acquistare un’assicurazione di viaggio in modo da poter ottenere le cure sanitarie di cui hai bisogno, proprio come faresti se visitassi un paese extra UE”.

Vacanze o soggiorni brevi all’estero a rischio dunque dopo il 31 ottobre, a meno che non siano verso un paese con il quale il Regno Unito ha già stipulato apposite convenzioni, quali ad esempio Australia e Nuova Zelanda – che però naturalmente non riguardano i negoziati Brexit.

Unica eccezione, per i cittadini italiani, è la copertura sanitaria in Italia: ai sensi dell’art.2 del D.M. 1 febbraio 1996 “Ai cittadini italiani residenti all’estero, titolari di pensione corrisposta da enti previdenziali italiani o aventi lo status di emigrate (sono tali coloro che hanno acquisito la cittadinanza italiana sul territorio nazionale, nati in Italia), certificato dall’ufficio consolare italiano competente per territorio (ma va bene anche una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà), le prestazioni ospedaliere urgenti sono erogate a titolo gratuito e per un periodo massimo di novanta giorni nell’anno solare, qualora gli stessi non abbiano una copertura assicurativa, pubblica o privata, per le suddette prestazioni sanitarie”.

Nell’incertezza tra Deal e No Deal, almeno per il prossimo ponte di Halloween, o per Natale, meglio prenotare un biglietto per l’Italia.