di Alessandro Belluzzo.

Non è bastato l’ultimo accorato appello della Premier May a far passare il voto sul Withdrawal Agreement. Il ribaltone non c’è stato e anche se i numeri della sconfitta si sono ridotti – stavolta la differenza è stata 391 a 242, uno scarto di 149 voti a sfavore – a 16 giorni dal Brexit day ancora non c’è un piano di uscita per un recesso ordinato.

Stasera si replica: al voto stavolta l’ipotesi “no deal” cioè che il Regno Unito lasci l’Unione europea alla data stabilita (29 marzo) e senza nessun accordo. E’ lo scenario più estremo e che di fatto piace solo ai Brexiteers più oltranzisti, difficile che passi.

Se ci fosse fumata nera da Westminster, l’ipotesi no deal verrebbe definitivamente accantonata e i deputati giovedì verrebbero chiamati ad esprimersi su una possibile richiesta di rinvio della Brexit. A meno che Theresa May non sorprenda tutti con una nuova proposta di accordo che incontri il favore della maggioranza, o Corbyn decida di supportare il People’s Vote e venga indetto un nuovo referendum.

Ma questa è un’altra storia…