di Alessandro Belluzzo.

Laddove la testa è quella di Theresa May, disposta ad immolarsi per la patria, mentre il voto è quello, favorevole, sul Withdrawal agreement.

In un accorato appello ai membri del suo partito la premier promette di farsi presto da parte in cambio dell’approvazione dell’accordo di recesso da lei negoziato. Lo stesso accordo che il Parlamento ha già bocciato per ben due volte, e che la premier spera di poter ancora riproporre – John Bercow permettendo –  grazie ad una novità decisiva: che venga rimosso l’ostacolo più grosso, la sua stessa presenza.

Basterà a salvare l’accordo? Intanto e’ ufficiale, venerdì 29 sara’ un giorno come gli altri, anche l’apocalisse e’ rimandabile: al 12 aprile, in caso di voto favorevole sull’accordo, al 22 maggio se c’e’ un’altra fumata nera – ma si sa, le scadenze sono fatte per non essere rispettate. La partita e’ ancora aperta…