di Enrico Santi.

Con la risposta all’interpello n. 386 del 19 settembre 2019, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che un credito, frutto di una conversione di obbligazioni, e posseduto da un soggetto residente verso una società estera deve essere indicato in RW ma non è soggetto ad IVAFE.

Nel caso in esame, l’istante aveva acquisito delle obbligazioni di una società estera, la quale a causa di una crisi ha avviato un piano di ristrutturazione del debito. Aderendo al piano, l’istante ha sostituito le proprie obbligazioni acquisendo una quota di partecipazione all’interno di un accordo di finanziamento.

Pertanto l’istante non è un obbligazionista ma un finanziatore titolare di un credito pari a una certa percentuale del valore nominale delle obbligazioni, aumentato degli interessi.

In merito agli obblighi di monitoraggio fiscale, le persone fisiche residenti in Italia devono indicare nel quadro RW della dichiarazione dei redditi le attività finanziarie detenute all’estero produttive di redditi imponibili in Italia; assolvendo così sia agli obblighi di monitoraggio fiscale sia alla liquidazione dell’imposta sul valore delle attività finanziarie detenute all’estero (IVAFE).

Ciò premesso, secondo l’Agenzia delle Entrate, anche in base a quanto chiarito nella circolare 38/E del 2013, l’istante è tenuto ad indicare nel quadro RW il valore del credito come “contratto di natura finanziaria stipulato con controparte non residente”.

Mentre per quanto riguarda l’IVAFE è da considerare la modifica all’articolo 9 della Legge n. 161 del 30 ottobre 2014, la quale ha circoscritto il presupposto oggettivo limitando l’applicazione dell’imposta solamente sul valore dei “prodotti finanziari” (in luogo delle attività finanziarie), dei “conti correnti” e dei “libretti di risparmio” detenuti all’estero.

La definizione di “prodotti finanziari” fa riferimento all’art. 1 del Decreto legislativo n. 58 (TUF) del 24 febbraio 1998 secondo il quale si tratta di “strumenti finanziari e ogni altra forma di investimento di natura finanziaria”. A sua volta la definizione di “strumenti finanziari”, contenuta nel comma 2, elenca le seguenti tipologie: “1) valori immobiliari; 2) strumenti del mercato monetario; 3) quote di un organismo di investimento collettivo del risparmio; 4) contratti di azione, contratti finanziari…”.

Infine, il comma 1 bis, individua come “valori immobiliari” quei valori che possono essere negoziati nel mercato dei capitali.

Tornando al caso in questione, per configurarsi come “valore immobiliare” il credito dovrebbe avere il requisito della negoziabilità nel mercato dei capitali e solo in questa ipotesi si configurerebbe come “prodotto finanziario” soggetto all’IVAFE; in assenza di tali condizioni l’Amministrazione finanziaria conferma pertanto la non imponibilità del credito ai fini IVAFE.