Vi segnaliamo l’articolo l’articolo “Gli italiani e la Brexit, l’esperto risponde” nato dalla penna di Manuela Travaglini, avvocato, of counsel presso lo Studio Belluzzo di Londra, e consultabile su La Repubblica al seguente link: http://franceschini.blogautore.repubblica.it/2018/07/03/gli-italiani-e-la-brexit-lesperto-risponde-2/?ref=RHPF-WB

Come può il coniuge britannico di un italiano mantenere la cittadinanza europea dopo la Brexit?

Risponde MANUELA TRAVAGLINI, avvocato, consulente di Belluzzo International Partners e blogger di The Italian Community.

Per molti degli italiani in Regno Unito, Brexit significa cercare di capire come restare legalmente nel Paese anche dopo l’uscita dall’Unione Europea, e quindi districarsi tra permanent residence, nuovo settled status e cittadinanza britannica.

Tanti si trovano però anche alle prese con un problema ulteriore: quello di voler garantire non solo il diritto a se stessi di restare in UK, ma anche al proprio partner o coniuge, già cittadino britannico, di mantenere la cittadinanza europea anche dopo la fuoriuscita del Regno Unito dall’Unione.

Per alcuni la strada da percorrere è quella dell’avo europeo dal quale far derivare il proprio diritto per discendenza, per altri è la naturalizzazione; per molti, come confermano anche le statistiche consolari che hanno visto un incremento esponenziale di domande in tal senso, è essere sposati con un cittadino/a italiano/a.

La legge n.91 del 1992 ha previsto infatti, tra le altre, la possibilità di ottenere la cittadinanza italiana per matrimonio. Una delle novità di maggior spessore introdotte dalla legge 91 è stata quella di consentire la doppia cittadinanza; pertanto quella italiana – naturalmente se anche il Paese di origine, ed è il caso del Regno Unito, la consente – andrebbe ad aggiungersi a quella che già si possiede.

Possono fare richiesta gli stranieri sposati con cittadini italiani e legalmente residenti in Italia da almeno 2 anni successivi al matrimonio, ovvero 3 anni dalla data del matrimonio se residenti all’estero.

In presenza di figli nati o adottati dai coniugi i tempi di attesa sono ridotti alla metà; pertanto, nell’ipotesi di residenza in Regno Unito, quando si hanno figli bisognerà attendere 18 mesi.

E’ importante ricordare che fino all’emissione del decreto di concessione della cittadinanza deve persistere il vincolo matrimoniale, e pertanto i coniugi non dovranno essere separati o divorziati – rientrano in tale casistica, quali ipotesi ostative, anche l’annullamento e la separazione personale di fatto.

Da febbraio 2017, altra novita’ di rilievo, le norme che disciplinano la concessione della cittadinanza per matrimonio si applicano anche alle unioni civili tra persone dello stesso sesso.

Per avviare la procedura di richiesta di cittadinanza bisognerà presentare una domanda online sul “portale Ali” del Ministero dell’Interno; successivamente si verrà convocati dall’Ufficio Cittadinanza del Consolato Generale per presentare la documentazione in originale.

Tra i requisiti principali per la presentazione della domanda c’è il fatto che il matrimonio (o l’unione civile) sia stato registrato in Italia e il coniuge italiano sia iscritto all’Aire.

Bisognerà inoltre dimostrare di non avere condanne penali rilevanti (tramite presentazione dei certificati penali dei Paesi in cui si è vissuto in precedenza). Alla domanda andranno allegati il proprio documento d’identità, il certificato di nascita e l’estratto del certificato di matrimonio registrato in Italia.

Tutti i documenti andranno tradotti in italiano e legalizzati: tramite apostilla se emessi da Paesi che abbiano aderito alla convenzione dell’Aja (come nel caso del Regno Unito), altrimenti secondo le norme dello stato estero di emissione.

L’istruttoria dovrebbe durare per legge due anni (730 giorni), al termine dei quali, anche in assenza di risposta, la domanda è da considerarsi accolta; purtroppo però, in assenza del decreto di concessione, non sarà possibile far valere il nuovo status di cittadino italiano.

Il costo della domanda è di 200 euro – cui dover aggiungere le spese di traduzione e legalizzazione dei documenti.