di Luca Luoni.

I ministri delle Finanze Europei si sono riuniti il 10 ottobre scorso in Lussemburgo per il consueto meeting mensile durante il quale, tra i vari argomenti all’ordine del giorno, hanno deciso di aggiornare le due liste (c.d. “black list” e “grey list”) in cui vengono inseriti i Paesi che non dimostrano di cooperare nella lotta all’evasione fiscale.

In particolare, la decisione di ieri, dopo che è stato valutato positivamente il progresso attuato negli ultimi mesi, è stata quella di togliere, definitivamente, la Svizzera (insieme all’Albania, alla Serbia ed alla Repubblica di Mauritius) dalla lista grigia, ovverosia l’insieme di quei Paesi che si sono impegnati a collaborare sullo scambio automatico d’informazioni, ma che non hanno ancora del tutto adempiuto alle regole loro sottoposte.

Per quanto riguarda la Svizzera, si tratta di un riconoscimento importante degli sforzi che sono stati condotti sia a livello politico Federale, sia da parte degli organi preposti al controllo delle attività finanziarie, per adeguarsi completamente ai mutati standard internazionali di contrasto all’evasione.

Dalla “black list” ECOFIN, inoltre, sono stati espunti, definitivamente, gli Emirati Arabi Uniti, mentre le Isole Marshall sono state spostate all’interno della “grey list” ed oggetto, pertanto, di un futuro monitoraggio circa l’effettivo impegno a rispettare le regole di ingaggio proposte dall’ECOFIN.

Queste ultime rappresentano, di fatto, delle prese di posizioni che assumono un valore di semplice “moral suasion”, non potendo incidere se non rispetto alla mancata allocazione di fondi comunitari ai Paesi inseriti nella “black list”, a differenza, invece, delle determinazioni assunte in sede OCSE che hanno il potere di gravare in misura rilevante sulle decisioni politiche interne dei Paesi che non siano considerati “white list”.