di Manuela Travaglini, avvocato e consulente di Belluzzo International Partners. Dal suo Legally Blog su ‘la Repubblica’.

 

In caso di no deal il “Free movement”, cioè la libertà di circolazione dei cittadini comunitari all’interno dell’Unione europea, terminerà il 31 ottobre, giorno della Brexit. E’ quanto dichiarato da Priti Patel, nuovo ministro degli Interni britannico e hardcore brexiteer, che spinge per la chiusura immediata dei confini del Regno Unito già il giorno di halloween, nonostante non siano state implementate misure adeguate a gestire il caos che ne seguirebbe.

Immediata è stata la reazione dei media e soprattutto delle associazioni a tutela dei cittadini europei che hanno denunciato la condizione di “legal limbo” in cui verrebbero a trovarsi i nostri connazionali: che ne sarà di chi ad esempio è in viaggio e decidesse di rientrare solo dopo il 31 ottobre: avrà problemi in dogana? E cosa succede a chi cerca di affittare un appartamento, o si propone per un posto di lavoro ma ancora non ha richiesto il settled (o pre settled) status e dunque non può dimostrare la legittimità della sua presenza sul territorio? E chi percepiva benefit e sussidi vari, li perderà?

Immediata la risposta (generica) dell’Home Office: “Vogliamo rassicurare tutti i cittadini dell’UE e i loro familiari nel Regno Unito che ci sarà tempo fino al 31 dicembre 2020 per registrarsi con l’EU Settlement scheme, anche in caso di uscita senza accordo. Inoltre, se qualcuno che ha diritto allo status non si trova nel Regno Unito quando lasciamo l’UE, sarà comunque libero di tornare nel Regno Unito come lo è ora.  Coloro che entro il 31 ottobre 2019 non hanno ancora aderito al EU Settlement scheme, avranno ancora gli stessi diritti a lavoro, benefits e servizi. Tali diritti non cambieranno. I cittadini dell’UE continueranno a essere in grado di dimostrare il proprio diritto ad accedere a tali benefici e servizi nello stesso modo in cui lo fanno attualmente. Per ulteriori dettagli è possibile consultare il nostro free movement factsheet .

Insomma, a detta del Home Office, ancora una volta la colpa sarebbe dei media che avrebbero frainteso e divulgato allarmismi inutili: il free movement terminerebbe il 31 ottobre unicamente per chi arriva dopo – e già questo sarebbe sufficiente a fare aprire la voragine dell’incertezza. Eppure: limitarsi a dire che la “libera circolazione termina il giorno dopo l’uscita senza accordo dalla UE” per quanto appaia un’affermazione di fatto, quasi scontata, può ingenerare reazioni confuse come quelle che stiamo sperimentando.

Dopo 3 anni dal referendum, anche per chi è già in Regno Unito la situazione appare infatti tutt’altro che chiara, e a scandire il ritmo della Brexit è ancora l’altalena di informazione e controinformazione, di minacce e smentite che rendono sempre più fragile la presenza europea in Regno Unito.

Nell’impossibilità di prevedere cosa accadrà davvero, il suggerimento, per chi non lo avesse ancora fatto, è di approfittare dell’unico tassello di legalità concesso ed affrettarsi a provvedere alla registrazione per ottenere il settled o pre settled status (in base al fatto che si risieda in Regno Unito da più o meno di 5 anni): la scadenza del 31 dicembre 2020 sembra infatti confermata, ma come si dice da queste parti… better safe than sorry.