di Manuela Travaglini, avvocato e consulente di Belluzzo International Partners. Dal suo Legally Blog su ‘la Repubblica’.

All’ingresso dell’annuale Summer Exhibition della Royal Academy, al via il prossimo 10 giugno, c’è un’opera che fa già parlare di sé. L’autore è il noto street artist Banksy, che replica il clamore della passata edizione con un altro lavoro anti Brexit: stavolta in mostra un arco doganale degli arrivi dai Paesi Europei, come quelli che si trovano all’aeroporto di Heathrow: la saracinesca è però abbassata e chiusa con un lucchetto. Si intitola “Keep OU”, parole riprodotte anche sull’opera. Manca però la “T” della parola OUT, che è caduta ed è stata raccolta dal celebre topolino icona, il quale la usa come un martello per cercare di rompere il lucchetto.

Leggevo questo su un trafiletto, ho cercato in rete per saperne di più ed è apparso qualcosa che a prima vista non c’entra molto, o forse si.

Nel clima di caos calmo che circonda la Brexit, arriva infatti la conferma di un dato che era già nell’aria: l’Home Office ha reso note le statistiche sul numero di cittadini comunitari che hanno presentato domanda di naturalizzazione britannica nel corso del 2019, ed è un nuovo record, circa 200 ogni giorno.

Se nel primo trimestre del 2018 avevano richiesto la cittadinanza 11.800 EU citizens, da gennaio a marzo 2019 sono diventati 18.011: un incremento del 52% sul quale ha probabilmente pesato l’ansia per l’imminente scadenza Brexit del 29 marzo, poi slittata al prossimo 31 ottobre.

Non solo: fino al 2016 (data del referendum sulla Brexit) le richieste di cittadinanza presentate da parte dei cittadini comunitari erano circa il 12% del totale, a dicembre 2018 più del 30%.

Per poter presentare domanda di cittadinanza, salvo eccezioni, bisogna provare la propria residenza continuativa in suolo britannico durante i 5 anni precedenti. La domanda di naturalizzazione – che  è la modalità di richiesta più comune per i cittadini comunitari – prevede, tra l’altro, di dimostrare la propria conoscenza della lingua inglese, il superamento di un esame di “cultura generale” (il “Life in the UK” test), e costa, solo per ciò che riguarda le Home Office fees, ben 1,330 sterline.

Ma chi risiede da così a lungo in Regno Unito, ed ha i requisiti per la richiesta di cittadinanza, a maggior ragione ha anche maturato la possibilità di richiedere il Settled status, la nuova procedura di registrazione entrata a pieno regime a marzo 2019, con la quale regolarizzare la propria posizione e continuare a vivere legalmente in UK anche dopo Brexit.

Il Settled status non prevede esami di lingua o di conoscenza degli usi e costumi britannici, e’ più immediato, più veloce e soprattutto completamente gratuito. Eppure sempre più europei preferiscono tentare la strada della cittadinanza e quindi assicurarsi il passaporto britannico. Perché?

Tra le cause principali sicuramente il clima di incertezza – sul se, sul come, e sul quando – che circonda la Brexit; soprattutto, a pesare è il fatto che il Settled status non è stato tradotto in legislazione primaria, cosa che fa aumentare il timore che lo stesso venga modificato o peggio abolito con un colpo di spugna, lasciando gli oltre 3 milioni di europei in Regno Unito in un vero e proprio limbo legislativo.

Probabilmente, ad incrementare i timori anche il recente scandalo “Windrush” che ha coinvolto i lavoratori caraibici sbarcati nel Regno Unito nel secondo dopoguerra e che oggi, in alcuni casi, stentano a dimostrare la legittimità della loro presenza in terra di Sua Maestà.

Incertezza da una parte, timore del “hostile environment” dall’altra: queste, tra l’altro, le conclusioni di Nando Sigona, professor of International Migration all’università di Birmingham,  tra gli autori dello studio Eurochildren. “Molti cittadini dell’UE hanno perso fiducia nel governo britannico e nel Settled status– ha dichiarato il prof. Sigona in un’intervista al Times – “La cittadinanza è vista come un modo per ancorarsi al Regno Unito“.

E Banksy? La richiesta di cittadinanza, verrebbe da pensare, serve a scardinare quel lucchetto e assicurarsi che il gate degli arrivi resti aperto: a prescindere dalla Brexit e da quello che verrà.