Tale disposizione consente, infatti, di evitare una sorta di doppia imposizione (imposta di donazione e imposta di registro/IVA) su un fenomeno sostanzialmente unitario[1].
L’Agenzia delle Entrate, tuttavia, ha precisato che:
– l’esenzione in parola è riconosciuta solo nel caso di liberalità cosiddette “indirette”, realizzate cioè mediante atti di disposizione, non formalizzati in atti pubblici, che perseguono le stesse finalità delle donazioni tipiche. In tali ipotesi la donazione “indiretta” collegata all’atto di trasferimento non è soggetta ad imposta di donazione, in quanto si applica la sola tassazione prevista, ai fini dell’imposta di registro (in misura proporzionale) o dell’IVA, per l’atto di trasferimento collegato dal quale essa risulti;
– diversamente, ove la liberalità sia formalizzata con apposito separato atto pubblico notarile, antecedente alla stipula del contratto di compravendita immobiliare, tale donazione (in questo caso, “diretta”), sconterebbe l’imposta di donazione, anche laddove sia finalizzata all’acquisto dell’immobile da parte del donatario.
[1] Cfr. Cassazione n. 11831 del 12 aprile 2022.